Le origini

L’attività imprenditoriale della famiglia Miroglio inizia ad Alba alla fine del 1800, quando Carlo Miroglio e sua moglie Angela, venditori ambulanti di tessuti, espandono la propria attività fino all’apertura di un punto vendita, nel cuore della città, adibito al commercio di tessuti al dettaglio e all’ingrosso. Già nei primi anni del ‘900 il negozio conta una dozzina di commessi e l’attività è conosciuta in tutto il Piemonte.

La svolta industriale

Grazie all’intuizione e alla lungimiranza del primogenito di Carlo e Angela, a cavallo tra le due guerre, l’attività commerciale si espande ulteriormente: nel 1947 Giuseppe Miroglio decide di entrare nella produzione di tessuti di seta e fibre artificiali, installando i primi telai. Negli stessi anni entrano in azienda i figli Carlo e Franco, che ricopriranno rispettivamente le cariche di Presidente e Amministratore Delegato.

 

Nell’anno 1947 acquistai i primi 4 telai che installai nei locali di piazza del Duomo, a questi ne aggiunsi altri fino a raggiungere il numero di 50. Il disagio dei nostri vicini era molto forte per il grande rumore prodotto dai telai in movimento, però nessuno protestò. Era una speranza di sviluppo e di lavoro per molti. E così avvenne. Tutti si resero conto che l’industria avrebbe risanato l’economia della città.”

Giuseppe Miroglio, Lettere

 

Vestebene: nasce l’abbigliamento

Nel 1955 Giuseppe Miroglio ha la sua seconda, grande intuizione: confezionare abiti in serie, secondo il modello americano. Nasce la Vestebene. I furgoncini su cui campeggia lo slogan “Piace! Perché Vestebene” percorrono in lungo e in largo la penisola. Parallelamente l’azienda amplia l’attività nell’area tessile con l’avvio di una moderna fabbrica di tintoria, stamperia e finissaggio di tessuti. Il ciclo è ora completo: dal tessuto all’abito confezionato.

 

“I clienti aumentarono sempre di numero. Promettevamo soltanto ciò che potevamo fare e soprattutto mantenevamo ciò che avevamo promesso. Le consegne avvenivano con puntualità e i clienti ci apprezzavano anche per questo.”

Giuseppe Miroglio (Alberto Mazzuca, Miroglio 1884-1984, Edizioni Il Sole 24 Ore, 1985)

 

Il primo amore di Giuseppe Miroglio fu il commercio. E continuò a esserlo anche quando diventò industriale. Nella fase pionieristica della Miroglio intesa come azienda industriale, le sue intenzioni si rivelarono felici e le sue scelte strategiche furono tutte giuste: specializzò gli stabilimenti, investì quattrini in macchinari moderni, creò una rete distributiva diretta.

(Alberto Mazzuca, Miroglio 1884-1984, Edizioni Il Sole 24 Ore, 1985)

 

Il ragionamento del vecchio Miroglio, diventato nel frattempo anche commendatore, fu molto semplice: negli Stati Uniti, diceva, l’80% delle donne americane si vestivano con quelle che i tecnici chiamavano abiti pronti; si vestivano cioè con abiti confezionati in serie. In Italia la percentuale era invece inferiore addirittura al 10%. Quindi, osservava con i figli, il mercato era libero e chi si fosse lanciato su questa strada avrebbe avuto un successo assicurato.

(Alberto Mazzuca, Miroglio 1884-1984, Edizioni Il Sole 24 Ore, 1985)

Il network internazionale

Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, il Gruppo espande la sua capacità produttiva con consistenti investimenti in Italia (Piemonte) e all’estero (Grecia, Tunisia ed Egitto). Negli stessi anni, la rete distributiva si internazionalizza con la creazione di numerose consociate in Europa e negli USA.

 

È stato determinante l’aver creduto nel Mercato Comune Europeo e quindi aver adeguato la strutture commerciali dell’azienda alla nuova situazione. È stato determinante essere entrati, tra i primi in Italia, nel settore dei prodotti sintetici. È stato determinante l’aver creduto, e anche questa volta tra i primi in Italia, negli elaboratori elettronici nel campo tessile: una grossa svolta tecnologica con l’applicazione dei sistemi elettronici non solo alla gestione ma anche alla produzione. È stato determinante aver investito in maniera massiccia in macchinari all’avanguardia.

(Alberto Mazzuca, Miroglio 1884-1984, Edizioni Il Sole 24 Ore, 1985)

La carta transfer e le filature

Nel 1976 nasce la divisione Sublitex: viene installata la prima macchina rotocalcografica Cerutti che stampa su carta transfer; il disegno viene successivamente trasferito a caldo sui tessuti. Nel 1980, con la crescita della domanda di mercato per i tessuti e i filati, Miroglio investe nella creazione di un moderno stabilimento di filatura.

 

Elena Mirò e Caractère

Con la nascita del brand Elena Mirò, a metà degli anni ‘80 il Gruppo Miroglio inizia a proporre capi di qualità per le taglie morbide. Contemporaneamente attiva le prime collaborazioni con grandi stilisti come Moschino e Krizia. Nel 1990 nasce anche il marchio Caractère, destinato, in termini di stile e qualità, al segmento medio-alto del mercato.

 

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Carla Bruni, catalogo Caractère AI 1999

 

 

 

Retail e fast fashion

Nel 1993 nasce il marchio Motivi, dedicato al target giovane e organizzato secondo le dinamiche del pronto moda. Con il marchio Motivi, Miroglio apre il primo negozio monomarca; il successo è tale da spingere il Gruppo ad ampliare, nel tempo, la rete retail con lo sviluppo di punti vendita monomarca anche per i brand Elena Mirò, Caractère, Oltre e Fiorella Rubino.

Le joint venture

Negli anni 2000 continua lo sviluppo del Gruppo a livello internazionale sia per linee interne, con l’espansione dei marchi leader Motivi ed Elena Mirò, sia attraverso una strategia di acquisizioni e partnership in un’ottica “glocal”. Miroglio entra in partnership con Elegant Prosper (2004) e con Ayaydin (2008), due aziende di abbigliamento con una forte presenza rispettivamente in Cina e in Turchia.

 

Tecnologia e qualità eco-friendly

Fortemente orientato a un approccio produttivo sempre più sostenibile, il Gruppo Miroglio investe nell’acquisto di stampanti digitali di nuovissima generazione, ad alto livello di eco-compatibilità.

 

L’approccio “tailor made”

Il Gruppo Miroglio consolida la una nuova filosofia di customizzazione del servizio, che si riflette sulla cliente finale con progetti incentrati sulla valorizzazione del corpo, tramite il recupero del concetto di vestibilità. La stessa filosofia viene declinata nei confronti del cliente business (tessuti e capo finito) tramite il potenziamento della supply chain.

 

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